Finalmente visti: come i sopravvissuti all'aborto stanno portando il volto umano di un dibattito globale sul palcoscenico più grande del mondo
La fondatrice di Faces of Choice, Lyric Gillett, si prepara a portare le testimonianze dei sopravvissuti all'aborto alla Coppa del Mondo FIFA 2026, raggiungendo uno dei più vasti pubblici globali della storia. La campagna pone al centro l'incontro personale come il catalizzatore più potente per il riconoscimento morale.

Quando un Sogno Diventa una Missione
Nel cuore della notte, Lyric Gillett ha allungato la mano verso una penna. Ciò che le venne in quelle ore silenziose, lei stessa lo avrebbe descritto in seguito come «un sogno pieno di volti» — una visione non di statistiche o argomentazioni, ma di persone. Persone precise. Uomini e donne le cui storie non erano ancora state raccontate e i cui volti non erano ancora stati visti. All'alba, il concept e la sceneggiatura che sarebbero poi diventati una serie di spot pubblicitari previsti per la Coppa del Mondo FIFA 2026 erano già sulla carta.
Gillett è la fondatrice di Faces of Choice, un'organizzazione no-profit costruita attorno a un presupposto unico, ingannevolmente semplice: che dietro ogni dibattito pubblico sull'aborto ci sia un essere umano con un nome, una storia e un volto. La campagna imminente dell'organizzazione presenterà i sopravvissuti all'aborto a un pubblico globale stimato in miliardi di persone.
La strada verso quella ribalta non è stata lineare. Nel 2020, Faces of Choice aveva preparato uno spot per il Super Bowl. Pochi giorni prima della partita, la messa in onda fu bloccata. Quella che allora sembrò una porta chiusa si è aperta, con le stesse parole di Gillett, in «un immenso portale» — che conduce direttamente all'evento sportivo più seguito al mondo.
La Psicologia dell'Incontro
Esiste una lunga tradizione, tanto nella psicologia clinica quanto nell'antropologia cattolica, secondo cui la trasformazione raramente ha inizio con l'argomentazione. Ha inizio con l'incontro. L'istinto di Gillett si allinea a questo intelletto, sebbene lei lo esprima in termini esplicitamente teologici. «Ancora e ancora, Cristo ha rivelato la verità attraverso l'incontro», ha detto. «Andava incontro alle persone faccia a faccia.»
«La mia speranza è che, quando il mondo vedrà questi uomini e queste donne, si risvegli qualcosa di più profondo dell'opinione», ha detto Gillett. «Non perché le persone ascoltino un nuovo argomento, ma perché trovino un essere umano che le guarda.»
L'opinione opera al livello della proposizione. L'incontro opera al livello della persona. Il secondo raggiunge luoghi dove il primo non può arrivare.
L'Imago Dei come Fondamento
Gillett articola un chiaro radicamento antropologico. «La dottrina dell'Imago Dei non è semplicemente un concetto teologico», ha detto. «È una realtà che esige riconoscimento. Ogni vita umana possiede una dignità intrinseca che non si guadagna, non è concessa dalla società e non dipende dalle circostanze. È donata da Dio stesso.»
Per i sopravvissuti all'aborto in particolare, questo radicamento ha un peso speciale. Molti di loro si confrontano con domande profonde riguardo all'identità, al proprio valore e all'appartenenza — domande che emergono direttamente dalle circostanze della loro esistenza iniziale. Faces of Choice offre una struttura attraverso cui i sopravvissuti possono parlare, essere accolti e vedere la propria esperienza riconosciuta dal mondo più ampio.
La Visibilità come Guarigione
Nella terapia contemporanea del trauma esiste un concetto talvolta chiamato «testimonianza» — l'esperienza di vedere la propria sofferenza riconosciuta e validata da un'altra persona. La ricerca dimostra costantemente che la testimonianza non è soltanto un conforto emotivo. È riparativa sul piano neurologico e psicologico.
«Questo lavoro non riguarda soltanto la difesa della vita», ha detto Gillett. «Riguarda il restituire visibilità a persone la cui umanità è stata troppo spesso negata.»
Per coloro che sono sopravvissuti all'aborto, l'invisibilità porta con sé una valenza esistenziale del tutto peculiare. La loro stessa esistenza è stata, in un certo momento, una questione controversa. Presentarsi davanti a un pubblico globale di miliardi di persone e dire, semplicemente, «Io sono qui» — non è soltanto un atto di difesa di una causa. È un atto di profonda affermazione psicologica e spirituale.
Le persone che compaiono in questi spot pubblicitari sono esempi eloquenti di resilienza umana. Aver superato una profonda vulnerabilità, aver costruito una vita e aver poi scelto di offrire quella vita come testimonianza pubblica richiede un grado di integrazione psicologica e spirituale che non avviene per caso. In questo senso, la loro testimonianza è essa stessa l'espressione più piena di cosa significhi essere visti — e invitare il mondo a vedere.
Fonte: EWTN News, «Al Campionato del Mondo FIFA 2026, i sopravvissuti all'aborto condividono le loro storie», 11 giugno 2026.